LA CORRETTA GESTIONE DELL’ACQUA IN UN TAPPETO ERBOSO

L’irrigazione ha avuto un ruolo determinante per lo sviluppo dell’agricoltura in molte parti del mondo. In Italia ha tradizioni molto antiche, dove attualmente vengono irrigati circa 2.5 milioni di ettari, pari al 19% della superficie agricola nazionale, localizzati prevalentemente al Nord e incidono per circa il 50% sul consumo nazionale di acqua.

Nell’ambiente mediterraneo, al fine di mantenere una buona qualità del tappeto erboso, durante la stagione estiva, gli interventi irrigui sono notevoli e dispendiosi. Di conseguenza, un’attenta gestione dell’acqua influenza notevolmente due importanti aspetti del sistema tappeto erboso: economicità ed eco-compatibilità.

L’acqua è una risorsa solo parzialmente rinnovabile, perché il suo tasso di rinnovamento dipende dal livello delle precipitazioni locali. Per questo motivo è necessario gestire razionalmente la risorsa idrica, soprattutto quella potabile, in tutti i Paesi. Quindi, per quanto riguarda i tappeti erbosi, l’acqua assume una notevole importanza sia nei suoi aspetti quantitativi che qualitativi.

Perché si irriga il tappeto erboso?

L’acqua è contenuta nelle piante in misura variabile a seconda degli organi. Il mantenimento di un adeguato stato di idratazione è essenziale per la loro vita e il loro sviluppo. Nella pianta, l’acqua è però soggetta a continue perdite per diversi fenomeni (figura 1). Quello principale è la cosidetta evaporazione, principalmente attraverso le foglie, nel processo chiamato traspirazione. Ogni specie ha un proprio valori di evotraspirazione (ET) che è la somma della quantità d’acqua persa dal suolo per evaporazione e dalle piante per traspirazione. A seconda del valore di ET giornaliero, dovremmo reintegrare, teoricamente, la stessa quantità d’acqua persa. 

Gli organi che risentono per primi di uno stress idrico sono i germogli, i quali d’altra parte, reagiscono sempre all’irrigazione. Infatti, l’acqua contenuta nella pianta è solo una minima parte (1-2%) di quella assorbita dal terreno e di tutta l’acqua assorbita dalle radici e trasferita alla parte aerea della pianta, il 99% circa viene dispersa nell’aria come vapore attraverso la traspirazione.

È quindi necessario un continuo rifornimento d’acqua alla pianta, attraverso l’assorbimento dal terreno, principalmente per mantenere in vita le piante. Inoltre, serve per mantenere la pianta con il suo color verde anche in estate, per migliorare la resilienza a seguito di uno stress abiotico e per fornire la giusta umidità allo sviluppo radicale.

Come si misura la quantità d’acqua che cade sul proprio tappeto erboso?

La quantità d’acqua si misura in MILLIMETRI (mm) e non in MINUTI (min), come molti professionisti fanno.

Quindi dire: ”bagna 15 min” non ha senso, ma bensì ha senso dire:” bagna 15 mm” per esempio. Questo perché, ogni impianto d’irrigazione ha una sua pressione e di conseguenza una portata specifica e dipende anche dal tipo di impianto, se STATICO O DINAMICO. Quindi i mm d’acqua sono, diciamo, personali ed è quindi impossibile stabilire delle linee guida standard.

Ricordiamo che: 1 mm = 1 litro/m2 = 10.000 litri/Ha = 10m3 / Ha

Ma come si calcolano i mm d’acqua che cadono realmente sul proprio tappeto erboso?

Si possono acquistare dei pluviometri tarati o semplicemente si possono distribuire, il più uniformemente possibile, dei contenitori cilindrici sul prato (come per esempio delle scatolette di tonno), che hanno quindi le pareti perpendicolari e hanno il diametro della base sopra e sotto identico. Successivamente, si accende l’impianto d’irrigazione per 10 minuti e si valuta quanti mm d’acqua ci sono nei contenitori, tramite un righello o un metro. Quindi, dai mm d’acqua, possiamo tarare bene i minuti con cui far partire l’impianto. Ovviamente più contenitori ci sono sul prato, più si avrà una misura esatta dei mm caduti e oltretutto possiamo anche calcolare il coefficiente di uniformità, per verificare se ci sono zone dove il vostro impianto non arriva a irrigare o irriga troppo.

Quanta acqua serve realmente al tappeto erboso e con quale frequenza?

La regola generale, parla di circa 25-38 mm d’acqua a settimana, durante il periodo vegetativo.

Bisogna però, prendere in considerazione diversi fattori:

  • La specie di tappeto erboso (microterma o macroterma)
  • La presenza di diverse cultivar
  • Zona climatica (temperatura, vento, piovosità e umidità relativa)
  • Meteo
  • Esposizione
  • Tipo di suolo e pendenza (sabbioso, argilloso, limoso, franco-argilloso, etc)
  • Caratteristica funzionale del tappeto erboso: ricreativa, sportiva o ornamentale.
  • Grado di gestione del tappeto erboso

 

In genere, le radici dei tappeti erbosi, esplorano una superficie non maggiore di 15/20 cm di profondità ed è questa porzione di terreno che dobbiamo tenere umida. Quindi dare il giusto quantitativo d’acqua in mm è fondamentale, in primis per non sprecare l’acqua e di conseguenza soldi e in secundis, per evitare i ristagni idrici, che sono  deleteri per il tappeto erboso (malattie fungine).

Discorso diverso avviene se dobbiamo irrigare siepi, arbusti o alberi. In questo caso le radici possono arrivare anche ad una profondità di 4 metri, ed è chiaro che in questo caso i mm d’acqua dovranno, essere molti di più rispetto ad una irrigazione di un tappeto erboso, ma con irrigazioni meno frequenti (1 volta a settimana circa).

Le specie e le cultivar sono un fattore da tenere in considerazione.

Le specie microterme hanno bisogno di più acqua rispetto alle macroterme, poichè quest’ultime hanno una profondità radicale molto maggiore e una minore evotraspirazione. Ogni specie ha un proprio valori di evotraspirazione (ET) e a seconda del valore giornaliero, dovremmo reintegrare, teoricamente, la stessa quantità d’acqua persa.

Dai valori di evotraspirazione tra le microterme (ET=3-8 mm al giorno) e le macroterme (ET=2-5 mm al giorno), si evince come quest’ultime necessitano di molta meno acqua giornaliera.

Tra le varie cultivar di microterme e macroterme, la poa pratensis e la festuca arundinacea hanno il più alto valore di ET, al contrario della cynodon dactylon o della Zoysia che è il più basso in assoluto. Ma dal punto di vista dell’approfondimento radicale e quindi anche nella sopportazione dello stress idrico, oltre ovviamente alla quasi totalità delle macroterme, la festuca arundinacea tra le microterme, con il suo apparato radicale profondo, è quella cultivar che ha un fabbisogno idrico più basso in assoluto. Al contrario la poa pratensis, avendo un apparato radicale molto superficiale, richiede una frequenza irrigua assidua.

La zona climatica e il meteo influiscono ovviamente molto sulla gestione irrigua. Al Nord, avendo estati meno torride rispetto al centro-sud, la superficie del terreno si riscalda di meno e il consumo di acqua è molto minore. Zone con presenza di molto vento o con periodi di forte siccità, fanno asciugare più velocemente i primi strati del terreno, con un aumento, in questo caso, della frequenza irrigua. Oltretutto, far partire l’impianto d’irrigazione, in una giornata ventosa, fa sì che l’uniformità nel distribuire l’acqua non sarà mai effettivamente buona.

L’esposizione è un’altro parametro importante da considerare. Ovviamente un prato esposto al sole tutto il giorno, richiede più acqua rispetto ad uno in ombra o mezz’ombra, visto che l’evotraspirazione, è molto maggiore.

Così come un terreno sabbioso richiede una frequenza irrigua molto piu assidua, rispetto ad un terreno argilloso o limoso. Nel caso di un terreno sabbioso, i mm d’acqua disponibile per i primi 10 cm di terreno sono circa 3, perchè la permeabilità del terreno è molto alta (19-25 mm/h), mentre per un terreno argilloso e franco-limoso possono arrivare sui 16 mm e 20 mm, rispettivamente, con un valore di permeabilità di circa 8-10 mm/h. Questo fa capire che, la frequenza irrigua per un terreno sabbioso, deve essere necessariamente maggiore, rispetto ad un terreno più pesante, con volumi d’acqua che non devono essere eccessivi, perchè essendo molto permeabile, l’acqua in eccesso andrebbe persa. Mentre per un terreno argilloso, ha senso fare due cicli ravvicinati d’irrigazione, a distanza per esempio, di 2/3 ore l’uno dall’altro, mantendo fissi i mm d‘acqua. In questo modo, diamo al terreno il tempo per scaricarsi dell’acqua in eccesso, evitando quindi ristagni idrici e la successiva irrigazione troverà il terreno svuotato e manderà in profondità l’acqua rimanente.

 

Stessa considerazione andrebbe fatta per la pendenza. Un prato con un’alta percentuale di pendenza, andrebbe irrigata con più frequenza, visto che una buona parte dell’acqua viene persa per uno scorrimento orizzontale (ruscellamento).Un tappeto erboso per uso sportivo e quindi molto in stress da calpestio, deve essere supportato da una frequenza irrigua maggiore rispetto ad un tappeto erboso ad uso ricreativo o ornamentale, visto lo stress abiotico elevato. Per ultimo, ricordiamo che se si usano concimi non specifici per tappeti erbosi, con un un’alta percentuale di azoto a pronto effetto, questo farà si che il nostro prato crescerà a dismisura, con un elevato dispendio di energia (l’azoto assorbito dalle piante, per poter essere utilizzato, deve essere trasformato da enzimi specifici in forma assimilabile). L’azoto in eccesso può inibire l’assorbimento di acqua dalle radici, causando problemi di idratazione e stress idrico nelle piante.

 

Qual è la frequenza giusta d’irrigazione e quindi quando devo irrigare?

 

Non c’è una regola fissa che vale per tutte le specie. La risposta, da quanto ho scritto sopra, è: DIPENDE. Le variabili che entrano in gioco, come abbiamo visto, sono molte e non è semplice dare una risposta giusta. Una cosa è certa: IRRIGARE PIU‘ A FONDO E MENO FREQUENTEMENTE POSSIBILE. Questo stimolerà la crescita radicale, migliorando la salute generale della pianta, la tolleranza alla siccità e alla malattie fungine. Se un tappeto erboso è in stress idrico per qualche giorno, di sicuro non muore, anzi, un leggero stress idrico, produce un segnale ormonale che stimola una maggiore traslocazione di carboidrati nelle radici che a sua volta si traduce in una maggiore crescita radicale.

Viceversa, se diamo acqua tutti i giorni, potrebbe morire per asfissia radicale, perchè l’acqua in eccesso occuperà tutti gli spazi del terreno e per le radici non ci sarà più aria. Da non dimenticare che l’aria, che non è solo componente dell’ambiente esterno a contatto con l’apparato fogliare, deve essere anche presente nel suolo per evitare quelli che sono, per molte specie, i classici problemi dell’asfissia radicale.

In pratica, se la frequenza irrigua è molto alta, le radici si abitueranno sempre ad avere tutta l’acqua a disposizione nei primi cm di terreno e non andranno mai a svilupparsi in profondità per andarla a cercare. Radici poco sviluppate, come ben sappiamo, a lungo andare portano a conseguenze gravi per la salute del tappeto erboso.

Quindi cerchiamo sempre di fare delle pause irrigue. Facciamo prima scaricare del tutto i primi 15/20 cm di terreno, dall’acqua e poi facciamo partire l‘impianto d‘irrigazione.

 

Come ci accorgiamo che il prato è in stress idrico?

La risposta è quando vediamo uno di questi fenomeni:

1- In controluce, il prato vira di colore dal verde al blu notte.

2- La lamina della foglia è assottigliata e fine.

3- Calpestando l’erba, questa fa fatica a “tornare su”.

4- Estraendo un pezzo di terreno e controllando sotto se è umido o meno.

5- Utilizzando dei strumenti professionali, abbastanza costosi, che ti possono dare dei valori di umidità del terreno.

Come facciamo a irrigare in maniera uniforme?

L’uniformità dell’applicazione dell’acqua, durante l’irrigazione, è un aspetto molto importante da tenere in considerazione. Questa uniformità implica che, tutte le piante all’interno della stessa area irrigata, dovrebbero ricevere esattamente la stessa quantità di acqua quando viene applicata.

Il coefficiente di uniformità è un coefficiente che permette di esprimere un giudizio di qualità dell’impianto sulla base della qualità della distribuzione delle portate (e quindi indirettamente delle pressioni) in un impianto e andrebbe calcolato in fase di costruzione. Sappiamo che la maggior parte degli impianti d’irrigazione, non sono fatti a regola d’arte, per cui ci potrebbero essere zone in cui cade troppa acqua e in altre zone dove ne cade poca. Gli irrigatori, possono essere DINAMICI o STATICI e sono sempre stati dei pessimi distributori d’acqua. Questo perché, riescono a bagnare bene zone lontane, ma molto poco le zone dove sono posizionati. Per questo un buon impianto deve essere fatto in modo tale da sovrapporre le varie gittate d’acqua. Quindi, affidarsi a un buon professionista in fase di costruzione dell’impianto, è una buona prassi.

 

Ricordiamo che un tappeto erboso non può esistere, se manca un impianto d’irrigazione.

 

Altra questione fondamentale è il corretto utilizzo degli ugelli per gli irrigatori dinamici. Di solito, gli irrigatori dinamici, montano ugelli standard che lavorano a 180 Gradi. Se lasciamo installato un ugello a 180 gradi su di un irrigatore che invece lavora a 90 gradi, non avremo mai la famosa UNIFORMITA’ di distribuzione. Quindi se installiamo un ugello adatto per un irrigatore che lavora a 90 gradi, che eroga per esempio, 1.8 litri al minuto, dovremmo poi mettere l’ugello che eroga 3.6 litri al minuto (quindi il doppio) per gli irrigatori che lavorano a 180 gradi e così via.

Con la prova descritta sopra, posizionando i vari pluviometri nel vostro tappeto erboso e poi calcolando i mm d’acqua raccolti in ogni pluviometro, possiamo già farci un’idea sulla qualità dell’impianto e del suo relativo coefficiente di uniformità.

Più la differenza è bassa tra i mm d’acqua nel recipiente che ne ha accumulato di più, rispetto a quello che ne ha accumulato di meno, migliore è la uniformità di distribuzione. Se fosse molto alta, dovremmo poi calibrare i tempi d’irrigazione per garantire la minima distribuzione voluta su tutta la superficie.

Altro fattore da tener in considerazione, per aumentare il coefficiente di uniformità, è l’orario di partenza del mio impianto. Se facciamo partire, l’impianto la mattina presto, questo distribuirà l’acqua in maniera più omogenea, poiché la pressione sarà maggiore. In genere e soprattutto per evitare il proliferarsi delle malattie fungine, l’impianto d’irrigazione può essere accesso tra le 03.00 e le 09.00 di mattina.

 

Altri parametri da tenere in considerazione.

 

Le pratiche agronomiche di manutenzione, come le concimazioni bilanciate, con concimi studiati per tappeti erbosi, tosature regolari (con lama affilata) e frequenti, interventi di aerificazione e di sfeltratura ed utilizzo di prodotti surfattanti, stimolano lo sviluppo in profondità degli apparati radicali, aumentandone la resistenza alla siccità.

Anche avere un tappeto erboso alto, fitto e denso, può influenzare la frequenza d’irrigazione. Questo perché, un aumento dell’altezza di taglio determina maggior tasso di ombra sul prato stesso e sul terreno, facendo in pratica da schermo solare.

Altra questione fondamentale è il pH dell’acqua d’irrigazione. Quello ottimale si aggira sui 6.5-6.8. In questo caso l’acqua viene assimilata sopra l’80%. Al contrario, pH basici intorno al 7.8 e oltre la pianta ne assorbirà circa il 40/50%.

Anche la salinità è da tenere in conto. Fare le analisi dell’acqua è sempre una buona prassi. Ricordiamo che, l‘irrigazione con acqua salina può distruggere irreversibilmente la fertilità del suolo. Il sale nell‘acqua d‘irrigazione, si accumula nel suolo e alla fine raggiunge livelli che rendono impossibile la produzione di colture. I sali nel suolo, riducono anche la disponibilità di acqua per la pianta a tal punto, che la resa ne risente.

Se si hanno zone, in cui sussistono le competizione idriche con siepi e/o alberi, integrate a mano con la canna o viceversa date più acqua alle vostre siepi, in modo tale da non far sottrarre acqua al vostro tappeto erboso. Invece, se si hanno zone vicino a camminamenti, che scaldano parecchio durante l’estate, anche in questo caso, integrate a mano quelle zone con molta frequenza o cominciate a pensare di fare un impianto di sub-irrigazione, dove l’impianto a goccia è posizionato al di sotto del terreno, consentendo una efficiente somministrazione di acqua. Ha molti vantaggi tra i quali il risparmio idrico, la riduzione delle fitopatologie e il controllo delle erbe infestanti. L’unico svantaggio è che, potrebbero esserci problemi quando andate a fare lavorazioni con il terreno in profondità, tale da arrecare danno ai tubi (carotature o bucature, verticut etc).

 

 

Figura 1

 

 

A cura di:

 

 

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