Malattie del prato

In natura, tutti gli esseri viventi, piante comprese, sono soggetti, prima o poi, a problematiche del tipo patologico ed il tappeto erboso ovviamente, non fa eccezione a questa regola.

Le malattie riducono la qualità estetica in maniera marcata, poiché un prato ammalato presenta di solito problematiche, più o meno evidenti a seconda della patologia o patologie, che vanno successivamente interpretate e corretta tempestivamente la gestione, per favorire il recupero dell’area.

Il prato si ammala perché il patogeno, comunemente chiamato ‘’fungo’’ e scientificamente chiamato ‘’crittogame’’, interferisce con la normale attività metabolica della pianta stessa,  creando scompenso e disordine, alterando le funzioni vitali della stessa fino, nei casi più gravi, portare alla morte le piante nella zona colpita.

In base al patogeno, alla virulenza dello stesso, alle condizioni climatiche, al tipo di erba presente e alla gestione applicata come l’altezza di taglio o la quantità di azoto e le varie forme offerte o carenze di elementi non disponibili, il danno sarà più o meno intenso e persistente.

A questo proposito il pH del suolo ricopre un valore da tenere bene in considerazione, poiché il valore determina la disponibilità dei nutrienti e non la presenza.

Quando mancano quindi le corrette condizioni per cui il tappeto erboso si sviluppi al meglio, gli organismi saprofiti, che vivono nel terreno, diventano patogeni attaccando in seguito la pianta.

In base alle temperature e alla specie presente, potremo individuare quale tipo di patologia sta attaccando il nostro prato.

I funghi si mostrano all’occhio umano solitamente con macchie fogliari, miceli, pustole e, a secondo della grandezza, colore, frammentazione delle lamine fogliari o la forma che di solito si nota evidente dall’alto sul prato (cerchi, semicerchi, diramazioni), oltre alla specie attaccata, è possibile riconoscerne la carta d’identità.

Molte sono comunque le casistiche strane o non chiare del tutto, visto che non è semplice il riconoscimento (anche per un professionista) della patologia in corso. Questo perché, molte patologie si somigliano tra loro e la stessa malattia, su piante diverse o in condizioni diverse, forma e mostra macchie fogliari differenti.

Quando la foglia ormai è compromessa e le macchie sul nostro prato hanno ormai preso forme indefinite o non riconducibili a patologie del periodo, come per esempio a cavallo di temperature tra più patogeni, il riconoscimento diventa una sfida d’ipotesi.

E’ bene quindi agire sempre con tempestività, ai primi segnali in caso di attacco di patogeni, sia virulenti che non, tramite controllo che può essere chimico, in caso di possesso del patentino abilitante e contemporaneamente tamponando o risolvendo se possibile la causa scatenante, per favorire il recupero immediato.

Tralasciando casistiche climatiche particolari, come piogge persistenti, variazioni repentine di temperature, piogge solo serali, caldo sopra la media stagionale, la corretta gestione, quindi la prevenzione delle patologie, è sempre la chiave del successo, almeno per quanto riguarda la riduzione dell’incidenza alle problematiche.  Parliamo quindi del livello del danno subito, che può andare da un piccolo sclerozio in una sola zona, fino alla morte dell’intero tappeto erboso.

Lo stesso patogeno attaccando due prati identici, può avere una virulenza differente e ad avere la meglio, sarà sempre il tappeto erboso gestito con più cura, soprattutto nel recupero, oltre ad avere il minor danno possibile.

I patogeni amano i climi umidi stagnanti  e attaccano maggiormente un prato carente di nutrizione o arrivato già in difficoltà nei periodi non favorevoli, secondo il ciclo fotosintetico della pianta stessa.

Le microterme definite con ciclo C3 ai grandi caldi, entrano in uno stato di quiescenza e vanno inevitabilmente in difficoltà e possono essere attaccate con più facilità.

Le macroterme definite con ciclo C4 sono suscettibili alle patologie al loro risveglio vegetativo o se gestite male o senza le corrette condizioni, pure durante l’estate.

La scelta della corretta specie in base alla zona climatica ricopre un ruolo fondamentale per diminuire le possibili problematiche da patologie, poiché l’impianto deve essere pensato e studiato secondo la corretta area geografica per avere quindi un maggior periodo vegetativo e benessere a favore.  Impianti o semine di specie forzate in aree non propriamente adatte, portano inevitabilmente problematiche maggiori.

Piante giovani sono facilmente suscettibili alle patologie. Stesso discorso vale per i prati nuovi, e/o nuovi impianti, che soffrono e recuperano con più fatica, considerando soprattutto che, un nuovo prato deve essere studiato dall’inizio e tarare la gestione da zero e senza una storicità alle spalle, non è cosa facile, soprattutto con top soil appena costruito.

I patogeni

I patogeni sono organismi vegetali della specie dei funghi e sono esseri primordiali. Non esiste un controllo definitivo, quindi non possono essere eliminati in quanto sono esseri “invincibili”.

Per vivere, visto che non sono esseri autonomi, hanno necessità di reperire nutrizione, come ad  esempio sostanza organica indecomposta o cellule e tessuti di organismi vivi e non sono in grado da soli di compiere fotosintesi e reperire così sostanze nutritive come le piante, che tramite la luce compiono processi fondamentali della vita.

Si possono differenziare in :

Funghi parassiti o patogeni: sviluppano un’azione predatoria e traggono nutrizione da organismi viventi come i tessuti della pianta. Es: Ruggine, Helminthosporium e famiglia.

Funghi saprofiti: la cui alimentazione è basata su sostanza organica indecomposta vivono nel suolo e sopravvivono anche molti anni, anche senza avere l’ospite da attaccare. Es Rhizoctonia Solani, Cerealis e Pythium.

 

 

 

Aspetti da considerare in prevenzione alla patologie

Per far si che si sviluppi una malattia, è necessario avere una condizione climatica favorevole alla patologia stessa ed una pianta definita ospite da infettare.

I tappeti erbosi ornamentali sono solitamente soggetti ad avere climi e microclimi differenti, zone in ombra e zone al sole ma anche all’interno delle stesse zone  possiamo avere differenze di ricircolo d’aria e una temperatura diversa.

Zone in ombra, un’area particolarmente chiusa e umida o esposta totalmente all’irraggiamento, tutte casistiche da tenere in considerazione, da valutare e eventualmente, modificare la gestione, tenendo in considerazione tutti questi aspetti e variabili.

Ad esempio, l’impianto irriguo deve essere tarato e diviso in base alle differenti esposizioni considerando che, all’ombra la pianta evapotraspira meno che al sole. I ristagni o lo stress idrico troppo avanzato, sono la prima causa di patologie, poiché indeboliscono la pianta, soprattutto in periodi non proprio favorevoli. Capita molte volte che la patologia parta dallo stress idrico vicino ai camminamenti o manufatti, oppure spesso, da marciumi di irrigazioni troppo frequenti, su terreni che trattengono acqua, come gli argillosi o limosi. Le radici e la pedofauna benefica al suolo, hanno bisogno di ossigeno per vivere e compiere le corrette funzioni vitali.

La gestione dell’acqua deve essere corretta, calcolata e meticolosa. A questo proposito ne abbiamo parlato qui :  GESTIONE IDRICA

Il suolo ricopre un’azione fondamentale nella prevenzione delle patologie, un suolo vivo con una buona percentuale di materia organica, rende il tappeto erboso performante e sempre pronto a reagire a eventuali stress biotici e abiotici.

In un’ottica di prevenzione, l’inoculo corretto di batteri e organismi benefici e competitivi ad alte concentrazioni, riducono notevolmente la retrogradazione del fosforo e rendono disponibili elementi altrimenti immobili, oltre che concorrere all’approfondimento radicale, quindi una maggiore esplorazione radicale, significa una maggiore salute della pianta e maggiore tolleranza alla siccità.

Il suolo deve essere sciolto e non compatto, drenante, in modo da favorire l’esplorazione radicale negli stadi più profondi del terreno.

Con un suolo drenante e una capacità di campo importante, si riesce a tamponare periodi molto piovosi senza ristagni idrici, deleteri per la salute della pianta. Un suolo ricco e strutturato tampona anche la lisciviazione di nutrienti e la perdita di nutrizione.

Radici di alberature che portano a competizioni nutrizionali e idriche sono tutti aspetti che andrebbero studiati, mediati se non risolti definitivamente, per evitare di incorrere a problematiche del tipo patologico cronico.

Quando la spora del patogeno germina incontrando l’ospite, forma un organo chiamato Ifa funginea, che è in grado di svilupparsi ed infettare attraverso stomi, cuticola fogliare o semplicemente lacerazioni, provocate dal taglio del prato o micro ferite.

A questo punto, a pianta infetta  e al tipo di patogeno che la colpisce, si scatena la problematica che avviene precedentemente a livello metabolico, creando scompensi come mancata fotosintesi.

A questo proposito il taglio netto del rasaerba rotativo, quindi necessariamente con una lama sempre affilata e disinfettata, è d’obbligo in una buona e corretta gestione. Meglio sarebbe, in vista di nuove problematiche, disinfettare sempre l’attrezzatura, poiché le Ife sono trasportabili da calpestio, attrezzature, vento, tagli e macchinari vari.

 

Pratiche agronomiche e corretta gestione, in prevenzione alle patologie

Abbiamo analizzato in precedenza che il terreno è la componente fondamentale per un prato in salute. Quindi, un terreno compatto, asfittico e pesante sarà certamente più incline allo scatenarsi di eventi patologici.

Possiamo e dobbiamo comunque gestire il nostro tappeto erboso con consapevolezza e imparare le basi di una corretta gestione, per minimizzare gli eventi negativi.

Le operazioni al suolo come, carotature e bucature, verticut o arieggiature varie sono benefiche, ognuna a proprio modo.

Utilizzare agenti umettanti a calendario anche ogni 15 giorni. Su terreni pesanti, meglio sempre umettanti penetranti e non idratanti con funzione di trattenere acqua. Il contrario va inteso su sabbiosi e destrutturati. 

Su terreni molto compatti, offrire una carotatura alla ripresa vegetativa e sostituire con sabbia le carote, aumenta il drenaggio e apporta aria a livello radicale.

Anche le bucature da fare all’occorrenza, sono fondamentali per il ripristino immediato della proporzione tra macro e microporosità al suolo ( aria e acqua ). Inserire aria e mediare così facendo, le grandi piogge ad esempio o un periodo come l’inverno, fornisce quel rapporto che momentaneamente è tutto a favore dell’acqua. Vi è quindi un ripristino di vigore e dell’attività radicale della pianta, che riparte a respirare.

Defeltrature che eliminano feltro e falso feltro o comunque materiale indecomposto, dove si annidano patogeni e viene trattenuta umidità a livello della corona, oltre che a mediare l’assorbimento di nutrizione sia liquida che granulare.

Il taglio è una pratica che deve essere pensata ed eseguita correttamente in base alla specie. Il classico mix di microterme tra 5 e 6 cm, aumentando l’altezza nei periodi più caldi. Quelle con portamento strisciante, come il Cynodon, Paspalum Vaginatum  o Agrostis prediligono tagli bassi. Poa pratensis e Lolium,  tra i 22 mm per un campo sportivo e i 40 o 45mm in un prato ornamentale. Il cosiddetto “Gramignone” o Steno, 70 mm e così via. L’altezza di taglio corretta, determina la salute della pianta stessa. Errare o gestire ad un’altezza scorretta, porta solamente stress e mancata fotosintesi o accumuli di feltro.

Importante anche la frequenza di taglio, costante sicuramente, ma meglio far cicatrizzare prima di tagliare di nuovo o il prato avrà sempre lesioni aperte e l’ingresso dei patogeni sarà favorito.

Robot di taglio, non tutti i giorni, ma alternare con almeno un giorno di riposo. Ogni tanto inserire un taglio manuale con aspirazione o raccolta.

Il taglio con macchine rotative va eseguito almeno settimanalmente, cercando di asportare massimo 1/3 di foglia ed eseguito, sempre a foglia asciutta.

In caso si superasse questa proporzione con il taglio settimanale, vuol dire che il tappeto erboso necessita di un taglio in più o anche due e si dovrà aumentare la frequenza.

Lo scalping, ovvero la pratica errata che consiste  nel  tagliare troppa foglia,  stressa il tappeto erboso in maniera decisa, provocando indebolimento e aumenta la suscettibilità alle patologie, riducendo istantaneamente la fotosintesi e creando possibili scompensi.

Eliminare la rugiada mattutina nei periodi particolarmente umidi tramite syringing, facendo partire al mattino presto, l’impianto per 1 minuto circa, in modo da eliminare la rugiada dalla foglia, dove si annidano e nutrono i patogeni (guttazione). Irrigazione complementari sempre e solo di mattina (range ottimale 03.00-09.00).

Favorire il ricircolo d’aria tra le foglie, in un prato troppo alto e troppo fitto, è facile trovare microclimi che generano elevati livelli di umidità e favoriscono le patologie.

Fornire la corretta nutrizione in base alla specie ed evitare di fornire troppo azoto nei periodi in cui la pianta non necessità di crescita, come in estate o inverno per le microterme ed autunno ed inverno per le macroterme prima delle dormienze e quiescenze. Attenzione anche a non forzare il green up delle macroterme, in quando comandano solo le temperature del suolo e in piccola parte la carica zuccherina degli organi di espansione, come i rizomi e gli stoloni, dove presenti.

Attenzione particolare anche alle forme di azoto fornite ed il periodo. Concimi spinti, ma senza esagerare con le unità di fertilizzante, solo in piena attività vegetativa sia per microterme che per macroterme. I concimi sono salini ed è meglio sempre mediare ed intervallare con sostanza organica.

Valutare sempre la conducibilità elettrica dell’acqua irrigua e del suolo, salinità e sodicità elevate, stressano in particolar modo le piante.

 

Le principali patologie del tappeto erboso 

 

Saper riconoscere le problematiche, conferisce al gestore del prato una marcia in più ed un vantaggio di tempistica che a volte risulta fondamentale.

Meglio ancora, sarebbe saper riconoscere il tipo di patologia che indica un errore di gestione, che va corretto nell’immediato e può essere risolvibile con una semplice concimazione o interventi chimici.

Conviene al neofita o appassionato appoggiarsi sempre a figure di riferimento professionali, che possano aiutare a risolvere problematiche nel breve e con celerità, riducendo sempre il danno, anche economico.

Ad esempio una classica patologia primaverile come la Ruggine su Festuca e Poa può essere corretta con l’utilizzo di un concime azotato, mentre in un caso parallelo sempre in primavera, SDS ovvero Spring Dead Spot su Cynodon,  risulta davvero difficile da controllare, poiché il controllo con anticrittogamici, si fa nell’autunno precedente.

Ogni periodo climatico ha le sue patologie che attaccano la tipologia di tappeto erboso suscettibile alla stessa patologia.

All’interno delle specie da tappeto erboso esistono molte varietà diverse tra loro, non solo esteticamente, anche tolleranti in maniera differente alle malattie. La Festuca arundinecea è suscettibile al Brown Patch, ma se provassimo dieci festuche diverse, alcune si ammalerebbero prima e con più danno di altre, oltre che a recuperare più velocemente.

Le festuche, i loietti e le Poe di ultima generazione, sono migliorate molto rispetto alle precedenti e visto che su tutte le microterme la ricerca ha raggiunto la soglia di saturazione, a meno che non intervenga l’ingegneria genetica, rimane solo da imparare la gestione sostenibile e resiliente, poiché le ‘’Ferrari’’ delle microterme sono già a disposizione. 

La scelta quindi della cultivar, più performante di altre, ci fa entrare in un cerchio di sostenibilità, minor uso di anticrittogame e meno problematiche, tolleranza e recupero agli errori commessi in gestione. Non è poco, a discapito di una spesa leggermente maggiore iniziale, ma un risparmio garantito in futuro. Il prato si semina una volta e su alcuni aspetti, meglio non risparmiare.

L’uso di anticrittogamici ormai è riservato agli utenti professionali o a coloro che sono in possesso del patentino abilitante, ed il PAN sta eliminando pian piano, la maggior parte dei prodotti di controllo.

Attualmente non tutte le patologie su tappeto erboso hanno un controllo registrato ed è sempre più importante gestire al meglio il nostro spazio per incorrere in meno problematiche possibili.

Il PAN è il piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. 

Dalla pagina Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari | Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (mase.gov.it)

Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari

La direttiva 2009/128/CE, recepita con il decreto legislativo del 14 agosto 2012, n. 150 ha istituito un “quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”.

Per l’attuazione di tale direttiva, sono stati definiti i Piani di Azione Nazionali (PAN), per stabilire gli obiettivi, le misure, i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e degli impatti derivanti dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari.

Il Piano di Azione, adottato in Italia con Decreto Interministeriale 22 gennaio 2014, promuove pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari maggiormente sostenibili e fornisce indicazioni per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari nelle aree agricole, nelle aree extra agricole (aree verdi urbane, strade, ferrovie, ecc..) e nelle aree naturali protette.

Decreto Interministeriale 22 gennaio 2014“Adozione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 recante: «Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi»”. (pdf, 1.801 MB)

 

Quando si verifica una problematica da patologia su tappeto erboso, è bene agire nell’immediato al riconoscimento.

Fermare momentaneamente i tagli, le applicazioni di fertilizzante, calpestio e tutto quello che può favorire l’espansione del patogeno. In base alla malattia si dovrà procedere in modo diverso.

Sotto una lista delle principali patologie del tappeto erboso:

Ruggine

La ruggine è una malattia primaverile e autunnale che colpisce maggiormente la Poa pratensis e il Lolium perenne, ma può infettare anche la Festuca arundinecea e le festuche fini.

Si notano di solito i focolai, quando l’area è concimata saltuariamente ed in maniera errata e manca il corretto ricircolo d’aria tra le foglie o è presente un’eccessiva umidità o taglio alto.

La malattia causa danni quasi esclusivamente estetici, anche se indebolisce il tappeto erboso e può essere trasportata tramite azioni meccaniche, vento, pioggia o attrezzature.

In casi gravi e trascurata completamente, può portare al degenero totale dell’area e va trattata con i fungicidi .

Nella maggior parte dei casi un’applicazione azotata fa rientrare la problematica, correggere poi la gestione, fornendo nutrizione adeguata e costante.

MICRODOCHIUM NIVALE O MARCIUME ROSA

Il Microdochium Nivale, è una patologia molto aggressiva del periodo invernale, vive come fungo saprofita e rimane attivo a temperature vicino allo zero termico. Si notano i miceli cotonosi di forma circolare la mattina presto e il marciume con foglie appiccicate tra loro, infette.

E’ comune, una volta sciolta la neve sul tappeto erboso, trovare il patogeno attivo che lavora. Sono colpite soprattutto le zone ombreggiate e compatte, con scarso drenaggio.

Il patogeno rimane attivo fino a primavera, con minime dai 7-8 gradi.

Le specie più colpite sono la Festuca arundinancea, le Festuche fini, e l’agrostis ed infine il Lolium.

In questo caso, l’utilizzo di anticrittogamici alla comparsa, è consigliato vivamente, visto la virulenza della patologia.

MARCIUME GRIGIO – TYPHULA INCARNATA

Colpisce tutte le microterme che rimangono coperte a lungo da nevicate.

Il patogeno a volte è molto virulento e persistente in base alla salute del tappeto erboso e alle condizioni climatiche. Con carattere simile al marciume rosa, si mostra tramite cerchi bianco argentati, che uniti tra loro, formano disegni estetici affascinanti.

E’ consigliato l’uso di anticrittogamici alla comparsa, bucature per favorire drenaggi e agenti umettanti. L’azoto fornito nei mesi freddi deve essere di lenta cessione o programmata, poiché forme errate, favoriscono l’insorgere e virulenza della malattia.

Prati traseminati in autunno inoltrato sono i più suscettibili. 

DOLLAR SPOT- SCLEROTINIA HOMEOCARPA

Il Dollar Spot, è una patologia primaverile che danneggia tessuti delle piante, molto comune su green e fairway sportivi, ma anche nei giardini ornamentali.

Una patologia, che richiama nella gestione,  la scarsa e non bilanciata concimazione e carenza di azoto.

E’ facile che si manifesti in periodi primaverili, dopo lunghe piogge o in assenza di concimazioni adeguate. Si notano a volte miceli e la foglia con la classica forma a clessidra bianca al centro.

Se poco virulenta, può essere controllata tramite concimazioni  bilanciate anche fogliari azotate o prodotti corroboranti.

Se in stato avanzato, come nella tarda primavera o non curata nell’immediato, è possibile utilizzare un fungicida registrato.

ANTRACNOSI

Dal nome scientifico Colletotrichum cerealis

Il patogeno vive nel materiale organico indecomposto ed è presente su campi da golf, poiché la preda preferita è l’agrostis stolonifera a taglio basso, ma in alcuni casi, può bussare alla porta di qualche appassionato, visto che attacca anche festuche fini e Poa annua. 

Il patogeno può presentare infezioni fogliari e marciumi del colletto. Caldo e siccità, ne favoriscono l’insorgenza, ma può svernare nell’intero ciclo vegetativo della specie.

Suoli compatti e scarsi drenaggi sono da correggere con carotature e top dressing. Limitare assolutamente l’azoto nei periodi caldi, in caso di attacco recidivo.

PYTHIUM BLIGHT

Pythium è la patologia più devastante in assoluto per un tappeto erboso. Si manifesta con macchie circolari bruno rossastre ed un micelio cotonoso importante.

Provoca marciume del colletto e infetta radici, stoloni, rizomi, provocando la morte della pianta.

L’odore di marciume è inconfondibile nel riconoscimento immediato e deve essere trattato immediatamente con anticrittogamico .

E’ una malattia tipicamente estiva, quando le minime sono alte, sopra i 20gradi e l’umidità rimane stagnante per molte ore.

Zone con mancato drenaggio, irrigazioni frequenti, favoriscono la malattia.

Attenzione particolare alla gestione dell’acqua  in estate e alle forme di azoto fornite.

Questo fungo può uccidere il prato in pochissimo tempo e quindi la tempestività è fondamentale.

BROWN PATCH – LARGE PATCH (stenotaphrum e zoysia)

Il Brown Patch è una malattia fogliare causata dal patogeno  Rhizoctonia solani.

Colpisce tutte le specie microterme nel periodo estivo quando le temperature notturne si mantengono al di sopra dei 17/18 gradi e diurne sopra i 28 gradi, eccessivi periodi umidi e caldo umido.

Nelle macroterme indicate, attacca in periodi primaverili o autunnali ed è molto  aggressiva e virulenta.

Viene favorita da eccessi di azoto nel periodo caldo e forme azotate errate come pronti effetti, ristagno idrico o carenze idriche avanzate.

Forma dei cerchi e semicerchi  con macchie fogliari che partono dal bordo della foglia e contornati da una macchia marrone (chiamato anello di fumo).

La prevenzione consiste nel rimuovere feltro, ridurre le bagnature fogliari ed eseguire un lavaggio dalla rugiada mattutina.

Questo fungo può uccidere il prato in pochissimo tempo e quindi la tempestività è fondamentale.

YELLOW PATCH

Yellow Patch è una malattia fogliare causata dal patogeno  Rhizoctonia Cerealis, che può colpire tutte le microterme.

Sverna a temperature di circa 8-10 e persiste fino in primavera a temperature 20 gradi.

E’ una patologia prettamente estetica che, anche se trattata, il più delle volte non scompare visto che spesso non ci sono le condizioni per cui l’erba cresca abbastanza velocemente da sparire con i tagli.

La prevenzione consiste nel tagliare sempre a foglia asciutta, ridurre la rugiada e le applicazioni azotate, soprattutto a pronto effetto. Ristagni, mancato ricircolo d’aria ed elevata umidità, ne favoriscono l’insorgenza e persistenza.

FILO ROSSO

Il Filo rosso è una patologia comune dei prati a crescita lenta e gestiti con poche e saltuarie fertilizzazioni. Tipica dei periodi primaverili, è favorita anche da elevate bagnature e piogge continue.

Produce macchie circolari e successivamente, frammentazioni fogliari di colore rosso ed è una patologia facilmente riconoscibile.

Basta favorire una concimazione azotata per far rientrare la problematica.

Bipolaris Drechslera – Leaf Spot – Elmintosporiosi

Patologie fogliari primaverile e del periodo fresco umido che, durante il periodo più caldo, può infettare anche corona e radici. E’ importante il controllo completo prima dei grandi caldi e far rientrare la problematica il prima possibile.

Concimazioni non adatte, stress da siccità, tagli bassi, presenza di feltro, periodo particolarmente piovoso, scalping, taglio con foglia bagnata, possono favorire la malattia.

Sono classificate come una singola patologia dal nome Helminthosporium.

In realtà sono malattie differenti con patogeni molto simili tra loro.

MAGNAPORTHE POAE – FUSARIUM BLIGHT

Patologia del periodo estivo molto aggressiva che colpisce steli, radici e rizomi, particolarmente aggressiva su Poa pratensis, ma danneggia tutte le microterme.

Si notano piccole macchie circolari secche con erba viva al centro.

La malattia compare con temperature del suolo attorno ai 25 gradi, elevata umidità e favorita da irrigazioni frequenti e diurne attorno ai 30/35 gradi.   

La rimozione del feltro, carotature e sabbiature attenuano la virulenza. E’ consigliato eseguire irrigazioni abbondanti e infrequenti, facendo asciugare prima, di fornire altra acqua.

Altresì lo stress idrico avanzato in estate, stressa la pianta e favorisce la malattia.

E’ consigliato un anticrittogamico alla sua comparsa, in quanto il recupero può avvenire solo a temperature favorevoli alla pianta.

SLIME MOLD

Sono funghi non patogeni e causano al massimo un leggero ingiallimento dovuto alla mancata fotosintesi della pianta, poiché ricoperta dalle muffe.

E’ sufficiente una spazzolata e una pulizia accurata per eliminare la problematica. 

FAIRY RING

Della famiglia dei basidiomiceti si trova in suoli ricchi di sostanza organica indecomposta e feltro.

Una patologia che attacca microterme e macroterme, in quanto i funghi rilasciano una sostanza tossica per il tappeto erboso.

E’ facile che, all’interno del cerchio, si verifichino sintomatologie da carenza idrica e indebolimento generale.  

GRAY LEAF SPOT

Nome del  patogeno Pyricularia grisea.

Una patologia aggressiva senza controllo antricrittogamico registrato, che infetta le foglie fino alla corona.

La tempestività di azione è cruciale, in quanto la malattia è molto virulenta su Lolium e Steno.

I sintomi iniziali appaiono come macchie molto piccole sulle foglie, dove all’interno possiamo notare del colore argento.

Contattare il prima possibile un professionista in caso di attacco.

 

Umidità elevata e alte temperature favoriscono la patologia che si muove tramite vento, macchine da taglio e calpestio. L’agente patogeno sopravvive nei residui del suolo svernando alla condizioni climatiche preferite.

SDS – SPRING DEAD SPOT

Una patologia molto aggressiva su Cynodon

Dosaggi errati di azoto in pre dormienza o tentare di accelerare il green up con fertilizzazione,  può scatenare SDS.

Il fungo patogeno è chiamato Ophiosphaerella ed è molto attivo su bermuda, quando le condizioni del terreno presentano ristagni idrici e applicazione di fertilizzante errate. La patologia rimane attiva in tutto il ciclo annuale e persiste anche con trattamenti anticrittogamici.

Gestire acqua correttamente e impiantare su terreni drenanti, sono pratiche corrette per evitare problematiche importanti.

Tabella Riepilogativa delle varie malattie fungine, nei vari periodi della stagione

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